Intervista a Renato Grisoni: perché l’arpa ?

a cura di Clara Rocco

 

Spedisco musica da una decina d’anni agli e alle arpiste italiane e conosco i loro gusti musicali e in particolare la loro diffidenza nei confronti della musica scritta dai compositori contemporanei.

Mi rivolgo a lei, maestro Grisoni, compositore amato e scelto per la sua musica di immediata comprensione per conoscere e approfondire il rapporto che ha con l’arpa e che cosa l’ha spinto a comporre la sua musica.

Quando ha composto la prima musica per arpa?

Fu negli anni Sessanta che, dopo aver letto e meditato “I fondamenti della musica nella coscienza umana” di Ernest Ansermet cominciai a considerare l’arpa quale eccellente mezzo per esplorare, anche dal profilo armonico, gli antichi modi della musica ellenica.
Feci i primi approcci con lo strumento nella Suite Trovadorica nel 1963, ed ebbi l’approvazione dell’arpista Simonne Spork. Ma poi l’anno successivo il pianista Luigi Mostacci mi pregò di scrivere un pezzo per i “Solisti di Pesaro”; un pezzo che permettesse loro di suonare tutti e quattro insieme. Si trattava infatti di clarinetto, violoncello, arpa e pianoforte e, ovviamente, di musica per una simile formazione non ne esisteva ancora. La Suite per i Solisti di Pesaro ebbe grande successo e fu portata in tournée.

L’arpista Bianca Amadori Monteverdi e il violoncellista Sante Amadori, suo marito, che facevano parte del complesso, mi invitarono a scrivere per loro una Sonatina. Cosa che puntualmente feci l’anno medesimo.

Il 1965 fu l’anno della “Sonata a tre” composto per Mirella Vita, per la flautista Renata Ferri e per il violinista Renzo Ferraguzzi. E così, poco alla volta ho fatto la conoscenza di altre valorose arpiste...

Ascoltando la sua musica si ha l’impressione di una profonda conoscenza dell’arpa e del suo suono. Che cosa l’ha portato a questa conoscenza?

...Sono profondamente grato a tutte le arpiste con le quali ho avuto modo di lavorare. Sono loro che mi hanno fatto conoscere tanti piccoli e grandi segreti del loro strumento.

Perché non ha accettato la dodecafonia?

Non ho rifiutato la dodecafonia, anche se ne ho fatto pochissimo uso. Ma ....arpa e dodecafonia?....Come bestemmiare in casa del Curato!

Ascoltando la sua musica, mi viene da chiederle, come è entrato nel cuore dell’arpa?

Non lo so. Se ci sono entrato l’ho fatto senza accorgermi.

Dal 8° numero di “Musica d’Arpa notizie” 2004