Francesco Petrini illustre sconosciuto

di Emanuela degli Esposti

 

La UT ORPHEUS di Bologna ha appena pubblicato due volumi di Sonate per arpa sola o con accompagnamento di violino ad libitum di Francesco Petrini di cui ho curato l’edizione URTEXT che si basa sulla stampa parigina conservata presso la Bibliothèque Nationale de France.
Federico II di Prussia (Federico il Grande) aveva creato nel 1732 una Cappella Musicale nella sua residenza di Ruppin, a nove miglia da Berlino, composta da tre violini, viola, viola da gamba, violoncello, tiorba, spinetta, corno e integrata all’occorrenza dagli oboisti del reggimento di stanza in quella località.
Di questo gruppo faceva parte anche l’arpista Petrini (non se ne conosce il nome), padre di Francesco.
Nel 1736, quando la corte si trasferì nel Castello di Rheinsberg, Petrini divenne insegnante di Elisabeth Christine di Braunschweig, moglie del sovrano, e successivamente fu nominato arpista del Teatro dell’Opera di Berlino (1742).
Il giornalista Friedrich Wilhelm Marpurg, lo descrisse come uno dei maggiori virtuosi d’arpa del tempo, “capace di suonare in 24 tonalità con egual facilità”.
Petrini ebbe due figli: Marie Therèse e Francesco (Franz).
Marie Therèse (Berlino 1736?-1824) fu cantante e arpista; Francesco (Berlino 1744- Parigi 1819), allievo del padre, divenne anch’egli un grande virtuoso d’arpa: Carl Philipp Emanuel Bach, assunto a corte con lo specifico compito di accompagnare al cembalo Federico, che era, com’è noto, un valente flautista, scrisse molto probabilmente il suo splendido Solo fur die harfe nel 1762 proprio per Francesco, dato che il Petrini padre era morto nel 1750.
Nel 1765 Francesco Petrini lasciò Berlino per diventare arpista e camerista alla corte del duca di Mecklenburg-Schwerin, dedicandosi anche allo studio della composizione; nel 1769 si recò a Parigi, ove fu accolto sotto la protezione della Contessa De Genlis (1746-1830),

arpista d’eccezione, che lo definì, nella prefazione al suo metodo per
arpa, “buon suonatore, buon maestro e pregevole compositore”. Egli scrisse anche musica per la tecnica a cinque dita che lei utilizzava.

Nel 1770 Francesco debuttò con gran successo al Concert Spirituel, presso il Salone degli Svizzeri alle Tuilleries, una società di concerti che presentava musica strumentale per un pubblico pagante; in quegli anni l’arpa era di gran moda a Parigi, poiché la regina Maria Antonietta (giunta a Parigi in quello stesso anno) la suonava.
Ormai noto come virtuoso, pubblicò ben presto le sue prime 6 Sonate dedicate al principe Louis di Rohan, a cui seguirono moltissime altre composizioni: raccolte di arie con variazioni, divertimenti per arpa sola o con accompagnamento di flauto, violino e basso, musiche per due arpe, composizioni da camera con arpa, concerti, vari libri di sonate, esercizi per i pedali, nonché un metodo per arpa (1796) e il Nouveau système de l’harmonie (1793). Intorno al 1795 fondò il mensile Glaneur Lyrique.
Durante la rivoluzione rimase a Parigi e diverse sue composizioni scritte dopo il 1800 portano il titolo di eventi politici.
Il figlio Henri (1775-ca.1800) fu suo allievo e compose diversi lavori per arpa, ma morì assai giovane.
Le composizioni di Francesco Petrini sono in gran parte sconosciute; Pierre Jamet ha pubblicato alcune sue variazioni (New York, Lyra Music Company, 1967) ed esiste un’incisione del suo Concerto in mi bemolle maggiore op.29 (Philips:6581006-1964) in 2 soli movimenti, edito da Zingel (Koln, Gerig, 1973).
Le Sei Sonate op. 3, oggetto della presente edizione, sono divise in due o tre tempi ed esprimono il gusto francese dell’epoca, seppure a tratti sia riconoscibile un certo spirito italiano che ricorda Domenico Scarlatti.

I testi sono disponibili presso Musica d’Arpa

Petrini Francesco 6 sonate op.3 per arpa con accompagnamento di violino ad libitum in due volumi (Degli Esposti) € 20,00 ciascuno.
Partitura e Parti.

Dal 7° numero di “Musica d’Arpa notizie” settembre 2003