Carlos Salzedo e l’arte dello studiare

di Emanuela Degli Esposti

Ho pensato di proporre un articolo di Carlos Salzedo che potrà essere fonte di ispirazione per chi studia e desidera comprendere più a fondo i problemi legati alla pratica strumentale.
Nel maggio 1924 Salzedo pubblicò su Eolian Review, (la rivista da lui fondata a New York nel 1921) un articolo dal titolo “Music Students”. Molto più tardi, nel 1958, ampliò quelle sue prime idee che confluirono in un altro articolo pubblicato questa volta sull’American Harp Journal con il titolo “On determinino the Art of working: outline of rules for securing successful results”. Anche Dewey Owens nella sua biografia “Carlos Salzedo: from aeolin to thunder”, inserisce una parte consistente di questo scritto.

L’arte di studiare: le regole per ottenere risultati di sicuro successo

Si afferma spesso che il punto principale da sviluppare nella mente musicale dello studente è la consapevolezza della sua parte di responsabilità nella gestione dello studio. Il buon senso di questo consiglio è ovvio; ma nel tentativo di seguirlo, lo studente si accorge che il principale problema risiede nel saper come studiare. Molti studenti sprecano anni prima di risolvere questo problema assai complesso. Sapere come studiare è difficile quanto sapere come vivere. Lo studente può essere aiutato a risolvere questo problema da una guida competente, ma alla fine il risultato resta fondamentalmente un problema con se stessi. Il più abile insegnante può solo spiegare e analizzare, ma non può realmente studiare per l’allievo. Ci sono tre fasi principali nello sviluppo di uno strumentista. La prima è l’acquisizione della tecnica, inclusi i diversi tipi di tocco, i toni di colore, e così via.
La seconda è imparare a studiare.
La terza è l’approfondimento dell’interpretazione, cioè imparare ad assimilare e a proiettare l’idea interiore di un lavoro musicale.
La prima fase riguarda soltanto i problemi tecnici, che possono essere superati dalla maggioranza degli studenti.
La seconda fa appello all’equilibrio dell’individuo, poiché riguarda le sue capacità da adattarsi e riadattarsi.
La terza fase dipende dal suo grado di ricettività, di elasticità mentale e dalle sue tendenze artistiche.
In questo articolo mi occuperò espressamente della seconda fase.

Preparare la mente

Il primo passo per imparare a preparare a studiare è sbarazzarsi di ciò che non è essenziale, e questo richiede una forma mentale capace di discernere istantaneamente i vari problemi che si presentano mentre si studia. Generalmente gli allievi si accingono a studiare impreparati e la prima parte del tempo di cui dispongono viene utilizzata in modo dispersivo. Per molti di loro studiare è noioso. Ma che cosa potrebbe essere più interessante dello studio, se esso offre così ricche opportunità per la sperimentazione scientifica da cui poi si ricavano la preziosa esperienza e la soddisfazione del conseguimento. Pochi studenti si rendono conto che se impiegano il tempo intelligentemente ottengono un doppio risultato: la grande padronanza del lavoro musicale e la realizzazione della loro natura. Molti studenti sono sfiniti anche dopo un breve periodo di studio e questo è il risultato di una pratica priva di concentrazione. Lo studio intelligente agisce invece come una forza ricostruttiva. Gli allievi sono inoltre abituati a confondere la pigrizia con la fatica. E ciò avviene più spesso in coloro che hanno talento. Gli studenti inesperti smettono di studiare non appena si sentono stanchi. Se la fatica è cerebrale, dovrebbero fermarsi e poi riprendere con un nuovo punto di vista. Se la fatica è fisica, dovrebbe proseguire lo stesso per un po’, perché ciò svilupperà gradualmente la loro capacità muscolare.
Preparare lo studio musicale

Il metodo per impostare lo studio è semplice e logico; consiste nella ripetizione intelligente di ciascun passaggio e di ciascuna sezione della composizione.
Prima di tutto il brano dovrebbe essere letto da capo a fondo per avere un’idea generale dei suoi contenuti. Non appena acquisito un minimo di familiarità, il tempo dovrebbe essere impiegato nei dettagli fino a che non saranno assimilati ed ottimizzati.
Ciò non concerne solo i dettagli tecnici, ma anche le dinamiche e gli aspetti che riguardano la natura strettamente emotiva del brano.
Pochi, anche tra i professionisti, dedicano una quantità di tempo sufficiente allo studio di tutti gli aspetti che vanno oltre l’aspetto meramente tecnico di una composizione.
Un effetto dinamico non sarà ben eseguito al concerto se non è stato fissato attraverso un intelligente ripetizione nella pratica; lo stesso vale per ogni passaggio che richiede grande finezza espressiva o forza emotiva. Il principio di ripetizione appare allo studente inesperto come un lavoro faticoso, una perdita di tempo. La necessità distare dieci o quindici minuti su un passaggio, o su una battuta o anche su un semplice accordo, è al di là della sua comprensione. Per questi studenti che sembrano non capire, io paragono questo principio di ripetizione alla costruzione di un edificio. Sia il brano musicale che l’edificio devono essere costruiti nella maniera più solida e resistente possibile. Ogni sua parte deve essere curata e fissata fermamente, ogni dettaglio solidamente strutturato. Gli edifici hanno bisogno di frequenti riparazioni e lo stesso avviene per il repertorio dello strumentista. Ma queste dovrebbero essere riparazioni locali, e l’insieme così come i particolari devono essere uniti fin dall’inizio in modo tale da resistere alle tempeste, a cui la carriera dello strumentista, così come l’edificio, è soggetta. Così come una casa abbandonata può ancora essere utilizzata se ha delle buone fondamenta, una composizione messa da parte per un periodo, anche per anni, può essere ripresa entro pochi giorni, anche per poche ore, se è stata solidamente costruita.
I principi della ripetizione

La ripetizione intelligente non solo assicura l’assimilazione di un brano musicale, ma risolve anche il problema della memorizzazione. Suonare, o recitare, qualcosa a memoria significa ricordarlo e il ricordo è materia di assimilazione; il modo quindi più logico di assimilare qualcosa è ripetere fino a che diviene parte del nostro organismo.
Non c’è una regola definita di quante volte un passaggio dovrebbe essere ripetuto. Ciò può essere determinato in base alle attitudini di ogni studente.
Ma ci sono due fasi distinte nel principio di ripetizione: il “Prèlude” e la “Affirmation”. Per Plèlude io intendo la lettura corretta di un passaggio e la ripetizione dello stesso per almeno cinque o sei volte; per Affirmation” l’assimilazione compiuta del passaggio stesso. Molti studenti definiscono studio ciò che riguarda esclusivamente la fase del Prèlude. Non appena hanno ripetuto un passaggio alcune volte si precipitano sul successivo nonostante il precedente non sia stato ancora assimilato. Ciò non ha più solidità di un castello costruito sulla sabbia.
Talvolta dopo un periodo di buona pratica, lo studente inizierà il periodo seguente con incertezza e di conseguenza potrà essere incline a pensare che il periodo precedente sarà infruttuoso. Non c’è niente di anomalo in questo, e lo studente non dovrebbe sentirsi scoraggiato. E’ una semplice questione di riadattamento e pochi minuti di studio concentrato saranno sufficienti per ritrovare il livello desiderato.
La scelta della diteggiatura è molto importante; dovrebbe essere decisa durante il periodo di Prèlude e poi non essere più cambiata, a meno che lo studente non si renda conto in seguito dell’impraticabilità della sua scelta.
Usare indifferentemente un dito o un altro è solo una perdita di tempo. Durante la fase di Affirmation lo studente potrà “ventilare” il suo lavoro, cioè concedersi leggere pause di respiro tra una ripetizione e l’altra. Se fatto con consapevolezza, questo agirà come un fattore ricostruttivo e potrà prevenire la stanchezza fisica e mentale.

Tenere in mente i valori musicali

E’ imperativo che l’allievo tenga bene in mente i valori musicali mentre studia, o non sarà altrimenti in grado di afferrare l’idea completa della composizione.
Non meno imperativo seguire sempre attentamente il testo mentre si studia e non importa quanto bene si pensi di conoscere la composizione. Cattive abitudini possono derivare dallo studio a memoria e sono molto difficili da eliminare. Riguardo agli strumenti dove entrambe le mani suonano su due pentagrammi – organo, arpa e piano – non c’è una regola definita se studiare a mani separate o unite. Ciò dipende dalla peculiarità dei passaggi. In alcuni casi studiare a mani separate semplifica il lavoro, in altri lo complica. Spesso un passaggio studiato a mani separate sembrerà all’inizio difficile a mani unite, ma lo studente non dovrebbe scoraggiarsi; è soltanto un problema di adattamento delle mani. Ci sono anche casi di insubordinazione fisica che possono confondere lo studente. Un dito rifiuterà ostinatamente di andare sulla giusta chiave o corda. Ciò spesso deriva dal poco tempo impiegato durante quella che è stata definita prima la fase di Prèlude.



Professionisti e dilettanti

Due categorie di musicisti emergono tra coloro che intraprendono lo studio della musica: i professionisti e i dilettanti. I dilettanti sono spesso più predisposti artisticamente dei professionisti; ma ciò che distingue queste due categorie non è tanto il talento, quanto una guida intelligente e una perseveranza individuale. Durante i suoi anni di studio colui che poi sarà un dilettante, sarà raramente andato oltre la fase di Prèlude.
Egli gioca con la musica (Salzedo usa la parola “flirt”). Egli si ferma nel punto in cui inizia la vera professionalità e la sua mancanza di auto-affermazione lo relega al ruolo di musicista passivo. E’ vero che i dilettanti costituiscono la parte migliore delle nostre Sale da Concerto, ma non potranno mai deplorare abbastanza lo spreco di talento causato dalla loro mancanza di perseveranza. Una volta permeato da questa concezione dello studio, lo studente potrà sentirsi fiero verso se stesso e verso la causa della Musica.

(dal 2° e 4° numero di “Musica d’Arpa notizie maggio-luglio 2002)