Camille Saint-Saëns (Parigi, 1935- Algeri 1921)

Presentato da Chiara Granata attraverso le parole di Gabriel Fauré

Compì gli studi musicali al Conservatorio di Parigi ed iniziò la sua carriera come pianista e organista, oltre che compositore. La sua formazione è influenzata dalla figura di Listz che conobbe personalmente. Dal 1961 insegno pianoforte all’Ecole Niedermayer, succedendo allo steso Niedermeyer, ed avendo come allievi Gabriel Fauré, Eugene Gigout, Julien Koszul, Albert Périlhout e Adam Laussel. La sua influenza sui giovani compositori ed il suo ruolo formativo sulla nuova generazione di compositori francesi sarà estremamente significativo.
Nel 1871 fonda la Société nationale de musique, un organismo nato con il preciso scopo di promuovere la moderna musica francese, in particolare quella strumentale.
Iniziata sotto la guida di Halevy, la sua attività compositiva è tra le più ingenti dell’Ottocento. Conta oltre 165 numeri d’opera distribuiti in ogni campo, dal teatro alla musica sacra, dalla sinfonia alla musica da camera.
I brani originali per arpa sono: la Fantasie per arpa op.95 (1893), la Fantasie per violino e arpa op.24 (1907) e il Morceau de Concert per arpa e orchestra op.154 (1918).

Lo scritto di Fauré citato nel presente articolo è stato pubblicato in Cahiers Debussy, Nouvelle série, n.2, Parigi-Ginevra, 1978.

Il compositore : Per precisare la parte dovuta a Saint-Saëns nel movimento culturale di questi ultimi sessant’anni, è indispensabile risalire all’epoca dei primi saggi e rappresentarsi il meglio possibile le condizioni nelle quali si esercitava allora la nostra Arte. Il pubblico di quel tempo non si interessava allora che ad un genere di musica, la musica di Teatro, e la fama non si poteva conquistare che attraverso il teatro.

Il maestro: Prolungando la durata della lezione, si metteva al pianoforte e ci faceva conoscere le opere dei maestri dai quali il rigoroso classicismo dei nostri programmi di studio ci teneva lontano e che d’altra parte, in quegli anni lontani, soltanto pochi dilettanti conoscevano. Ma non gli basto iniziarci a Schumann, a Listz, a Wagner, aprendoci così nuovi orizzonti: desiderò essere messo al corrente dei nostri lavori di composizione. Li leggeva con una curiosità ed un’attenzione che solo dei capolavori avrebbero meritato, poi distribuiva gli elogi e le critiche e li accompagnava e con esempi e consigli che ci colpivano, ci meravigliavano e ci riempivano di coraggio. E siccome non rifiutava di farci confidenti delle sue stesse opere nella misura in cui le portava a termine, attingevamo alla loro stessa fonte i più fecondi insegnamenti che si possano dare.

La musica: Sono sempre rimasto insensibile all’opinione troppo sommaria, a mio avviso, secondo la quale nella musica di Saint-Saëns il cervello ha una parte maggiore del cuore. Il piacere di ascoltare. Il piacere di ascoltare una di quelle grandi opere orchestrali i cui elementi sostanziali si presentano con tanta franchezza, tanta fermezza, il piacere di seguire la curva, la commovente progressione degli sviluppi, per quanto ampi siano, nei quali le linee conservano una tale chiarezza, presentano persino una “visibilità” che si potrebbe credere di leggerle, questo piacere potrebbe essere privo di emozione ed il pubblico acclamerebbe tali opere se non fosse commosso?


Dal 5° numero di “Musica d’Arpa notizie” marzo 2003