Un bel programma

di Mirella Vita

 

I figliolini delle mie ex allieve a volte mi chiamano “nonna”. Accetto con entusiasmo questa prova di simpatiae, per analogia, ne traggo la piacevole osservazione che pure le allieve e gli allievi delle “mie ragazze” mi fanno l’onore di considerarmi la nonna dell’arpa. Le nonne di una volta raccontano le favole, tesoro della tradizione orale. Una nonna di oggi dopo una carriera di suonatrice e di attenta ascoltatrice durata più di mezzo secolo, potrebbe raccontare storie vissute che sembrano favole perché dicono di avvenimenti di un mondo ormai cambiato. Ma alcune cose non cambiano e vanno ricordate. Per esempio, in musica come in tutte le arti, il nemico in agguato è la noia, e questa va evitata con molta cura. Apportratrici di noia sono sovente, oggi come in altri tempi, le nuove mode, per fortuna effimere. Per gli arpisti e per li consiglia, la moda da evitare è quella del “programma a tesi”, il quale tende a raggruppare pezzi troppo simili tra loro per epoca, stile e “scuola”, quindi è incline alla monotonia. Il rischio del tedio non è molto grave per i programmi di piano, di violino e d’orchestra, cui il pubblico è abituato ed è perciò in grado di riconoscere un Classico o un Romantico dall’altro e sa gustare in un concerto-profilo la bellezza dell’epoca di quell’esigua schiera di compositori dal genio che non stanca mai. Ma i concerti d’arpa non sono oggi molto frequenti – almeno nelle grandi società – e il pubblico non trova nella cultura corrente alcuna guida alla Storia dell’arpa per inquadrare questo strumento nella Storia della musica, e l’ascoltatore non ha altro, se non il foglio del programma di sala. Molto più divertente di un programma a tesi può essesre un viaggio sonoro attraverso epoche e stili, che darà modo all’uditore di re-inserire storicamente nella musica consueta il bel suono inconsueto. Perciò da ascoltatrice impenitente di ogni tipo di concerti, pregherei, se potessi, di prepararmi concerti d’arpa dai programmi che scorrono lungo il vasto, bello e sconosciuto repertorio originale dell’arpa. grazie