Studiare l’arpa in Italia: facilissimo!

di Gabriella Bosio

 

Negli ultimi anni, anche in Italia, si è verificato un notevole incremento dello studio dell’arpa, soprattutto al di fuori dei Conservatori. Infatti fino agli anni novanta chi desiderava avvicinarsi all’arpa doveva frequentare queste scuole e di conseguenza indirizzare i suoi interessi verso studi esclusivamente professionali.
Suonare per diletto o per ampliamento della propria cultura era quasi impensabile con l’arpa, vuoi perché non è mai stato uno strumento domestico (chi non aveva qualche lontano parente, o semplicemente conoscente che invece suonava il pianoforte?), vuoi per i costi proibitivi, vuoi anche per il notevole ingombro e la difficoltà del trasporto. Un’arpa di grande dimensioni, anche se indubbiamente affascina chiunque, incute però sempre una certa soggezione, la si pensa “difficile”, specialmente per poter iniziare!
La conoscenza dell’arpa a levette e delle piccole arpe a pedali ha fatto cadere queste paure, contribuendo ad una sempre maggiore diffusione del loro studio e del puro piacere di suonarle. Questi strumenti sono infatti perfetti sia per i bambini che per gli adulti, anche se le esigenze tra questi due generi di principianti sono diverse.
Un adulto che si avvicina all’arpa per diletto desidera, normalmente, poter apprendere delle nozioni elementari tecniche che gli permettano di suonare nel più breve tempo possibile, di essere in grado di accompagnare in un gruppo, di divertirsi insomma.
Un bambino, anche molto piccolo di 4 anni, (non ho ancora esperienza con quelli più piccoli!) trova in queste piccole arpe lo strumento per costruirsi, con notevole anticipo, il non facile bagaglio tecnico che l’arpa necessita e il cui studio così precoce, fatto in un’età in cui si ha una gran voglia di imparare, risulterà molto più gradevole.
Negli ultimi 15 anni ho affiancato all’insegnamento tradizionale del Conservatorio quello che si pratica nelle scuole Suzuki di tutto il mondo. La conoscenza della didattica suzukiana mi è stata di grande aiuto per il mio primo lavoro, perché venir capita da un bambino significa riuscire a comunicare con semplicità, essenzialità e chiarezza e questo si è ripercosso anche sugli allievi più grandi.
Per chi non conoscesse il metodo Suzuki dirò semplicemente che è un metodo che Shinichi Suzuki ha elaborato nel corso della sua lunga vita. Parte dal presupposto che la musica è un linguaggio e che come tutti i linguaggi della terra si apprende per imitazione; quindi, come si impara a parlare senza saper leggere e scrivere, si può imparare a suonare uno strumento senza leggere la musica, solo per imitazione.
Questa semplice imitazione quotidiana (!!!) lascerà poi il posto alla lettura tradizionale graduale esattamente nel momento in cui il bambino imparerà a leggere e scrivere, cioè verso i 6 anni. Questo metodo si avvale della presenza del genitore, a lezione e poi a casa, per coadiuvare l’insegnante in questo percorso. Non è facile però aver la fortuna di imbattersi in genitori che abbiano voglia di dedicare tempo ed energie per l’apprendimento musicale: i bambini che hanno il privilegio di aver tali genitori sono veramente fortunati.

Negli ultimi tempi poi ho iniziato una serie di lezioni sulla didattica di base per principianti (non solo piccoli), che hanno riscosso un inatteso interesse. Queste lezioni hanno coinvolto molte arpiste che, all’inizio della loro esperienza didattica, volevano indicazioni, suggerimenti. Molte sono state quelle provenienti dal Sud Italia e sono felicissima nel sapere che molte di loro hanno trovato nell’insegnamento dell’arpa, specie per i piccoli, un sbocco professionale anche gratificante.
L’anno che verrà sarà il mio 28°anno di insegnamento: non sono pochi, ma devo dire che non mi è ancora venuta noia, anzi comincio solo adesso a muovermi con una certa disinvoltura. I dubbi, le incertezze sono sempre presenti ma, quando sento che i miei allievi suonano decisamente con maggiore disinvoltura, con minori paure di quanto accadesse a me, penso che dunque in questi anni ho imparato qualcosa sull’insegnamento e che questa attività mi diverte e mi coinvolge sempre di più.

Dal 7° numero di “Musica d’Arpa” dicembre 2003