Robert Nicolas Charles Bochsa

dall’ articolo di Anna Pasetti scritto per la rivista Hortus Musicus luglio-settembre 2001

 

Robert Nicolas Charles Bochsa (Montmédi, 9 agosto 1789 – Sidney, 6 gennaio 1856) arpista, compositore, direttore d’orchestra ebbe una vita a dir poco avventurosa.
Bochsa era figlio dell’oboista e compositore Karl, un ceco che si era stabilito dapprima a Lione, poi a Bordeaux e infine a Parigi. Grazie all’educazione ricevuta dal padre, il giovane Nicolas Charles debuttò come bambino prodigio all’età di sette anni con un concerto per pianoforte; a nove anni aveva già composto una sinfonia e a undici un concerto per flauto e orchestra che eseguì lui stesso in veste di flautista e direttore. A dodici anni aveva al suo attivo diverse ouvertures e alcuni quartetti, mentre a sedici scrisse un’opera (Trajan) che fu rappresentata al cospetto di Napoleone in occasione di una sua visita a Lione, ottenendo ¬¬–pare– un buon successo… tutto ciò senza aver mai preso lezioni regolari di composizione! Sotto la guida del suo primo vero maestro, Franz Beck, compose un oratorio (Le déluge universel) e un balletto (Dansomanie), mentre nel 1806 fu ammesso al Conservatorio di Parigi, nella classe di armonia di Catel, ottenendo il Primo Premio quello stesso anno; contemporaneamente Bochsa continuava a studiare l’arpa, strumento che aveva conosciuto durante la sua permanenza a Bordeaux. In quegli anni non esisteva ancora la cattedra d’arpa al Conservatorio (istituita nel 1825); egli quindi studiò con due eccezionali maestri: François-Joseph Naderman (futuro docente del Conservatorio)e Marie-MartinM. Marin.
Bochsa decise di dedicarsi esclusivamente all’arpa e la sua scelta fu ben ricompensata: la sua carriera di arpista fu infatti folgorante. Egli conquistò il pubblico con la verve delle sue esecuzioni e con l’originalità delle sue composizioni, riuscendo ad esplorare ed ampliare i mezzi tecnici ed espressivi dello strumento non solo cercando nuovi effetti, ma anche perseguendo un nuovo stile compositivo arpistico, così come avveniva in campo pianistico, grazie a compositori come Dussek, Cramer e Beethoven. La sua ascesa continuò fino alla nomina ad arpista dell’imperatore, nel 1813, e, passato indenne la Restaurazione, nel 1816 entrò al servizio di Luigi XVIII.
In questo periodo compose opere per l’Opéra-Comique; una di queste, La lettre de change (1815), fu rappresentata in tutta Europa e con la Restaurazione gli fu commissionato un Requiem per Luigi XVI.
Sempre in questo periodo Bochsa si dedicava però anche ad un’altra attività: il falsario. I suoi traffici furono scoperti e Bochsa fu costretto a lasciare la Francia per evitare di scontare la pena alla quale il tribunale di Parigi lo condannò: dodici anni di prigione, 4000 franchi di multa e ad essere marchiato a fuoco con le lettere “T. F”. Si rifugiò a Londra e senza fatica riguadagnò fama e prestigio, sia come direttore d’orchestra che come arpista, al punto che fu nominato professore d’arpa e segretario generale alla Royal Academy of Music. Tuttavia le sue “disavventure” giudiziarie divennero note anche a Londra e oltre a ciò egli aveva contratto matrimonio con una donna inglese, Amy Wilson, pur avendo già una moglie in Francia. Il 4 Maggio 1824 fu dichiarato fallito, i suoi beni messi all’asta e tre anni più tardi fu licenziato dalla Royal Accademy. Bochsa era comunque riuscito a farsi introdurre a corte e grazie all’autorevole appoggio del re ottenne la nomina a direttore artistico del King’s Theatre, posto che mantenne fino al 1830 anche se con diverse polemiche e problemi.
Durante gli anni ’30 Bochsa si esibì in qualità di arpista ottenendo sempre un buon successo fino a quando nel 1839, a causa della sua fuga con una sua ex allieva (anche cantante) Ann Bishop, già coniugata e madre di tre figli, scoppiò un nuovo scandalo. I due affrontarono una tournée per tutta Europa senza possibilità di ritorno. In Italia Bochsa ottenne il posto di direttore presso il Teatro San Carlo a Napoli, ove si stabilì per due anni e dall’Italia si imbarcarono per l’America e ancora per l’Australia; giunto a Sidney, Bochsa si ammalò gravemente e morì, il 6 gennaio 1856.
La produzione di Bochsa è sicuramente vastissima, possiamo azzardare, dal punto di vista quantitativo una cifra tra i 1500 e i 2000 titoli fra opere, oratori, ouvertures, composizioni sacre, brani vocali e strumentali. Per quanto riguarda la sua produzione arpistica, Bochsa ha una posizione di assoluto rilievo nell’ambito della storia del repertorio; egli ha sempre dichiarato di perseguire lo scopo di migliorare la qualità della musica per arpa del suo tempo costituita secondo lui solamente da “arpeggi, scale diatoniche, un susseguirsi regolare di terze e di seste” (Nouvelle Méthode de Harpe, p. 6).

Bochsa fu un convinto sostenitore dell’arpa a pedali a doppio movimento, brevettata a Londra da Erard nel 1810, che destò tante polemiche nel mondo musicale francese; egli prese nettamente posizione a favore di questo nuovo strumento, pubblicando nel 1819 un volume di Dix études composées pour la Harpe à double mouvement de Sébastien Erard, proprio mentre era in corso la velenosa querelle fra i fratelli Naderman (che ancora costruivano arpe a movimento semplice) e F.-J. Fétis. Ecco le opinioni di F.-J. Naderman riguardo queste polemiche, dalla prefazione alla sua École ou Méthode raisonnée pour la Harpe (Parigi 1832):

Ddopo l’estensione che l’arpa aveva acquisito per mezzo di un primo movimento, si è voluta aumentare per mezzo di un secondo, esso stesso movibile […] che consiste nel munire ciascuno dei sette pedali di un doppio scatto; ora, proprio in ciò gli innovatori si sono ingannati. Non si sono resi conto di aver accresciuto molto meno la parte intellettuale dell’arpa rispetto alla parte meccanica e grossolana, hanno snaturato il carattere di uno strumento così bello, l’hanno esiliato dal suo dominio e ne hanno distrutto il fascino. Non è più, nelle mani dell’artista, l’amabile interprete dei suoi sentimenti, è una macchina che bisogna muovere con sforzo. Non è più l’esplosione di un’anima agitata che esala, attraverso i suoni, le emozioni che la commuovono, è il tormento di un artigiano che lotta penosamente contro una materia ingrata. […] Nell’arpa a doppio movimento […] per poco che l’artista misuri male i suoi gesti, affretta troppo il movimento del pedale: egli ha sempre sotto i piedi come degli abissi in cui precipitare.

Diametralmente opposto il caso di Bochsa: per lui la nascita dell’arpa a doppio movimento fu uno stimolo straordinario. Dalla prefazione al Méthode de l’Harpe à double mouvement op. 321:

L’arpa, riabilitata oggigiorno nell’opinione degli artisti per molto tempo è stata vista come uno strumento imperfetto e negletto. Questo rimprovero era meritato, poiché essa non poteva modulare che in un numero ridotto di tonalità […] Ciò nonostante fu necessario accontentarsi fino a quando non comparve l’opera immortale del famoso Sébastien Erard: l’arpa a doppio movimento. Uscita vittoriosa dalla lunga lotta contro l’ignoranza e l’abitudine, essa al giorno d’oggi è oggetto di ammirazione generale sia per il suo ingegnoso meccanismo sia per le sue immense risorse.

Fedele al suo intento di accrescere le risorse dell’arpa, Bochsa si dedicò anche alla sperimentazione di nuovi materiali per le corde (fu lui il primo ad usare le corde con l’anima di metallo per i bassi) e di nuovi effetti sonori, per accrescere il virtuosismo della tecnica arpistica; il risultato della sua ricerca fu pubblicato nel suo Bochsa’s Explanations of his new Harp Effects (Londra 1832), ristampato in Italia col titolo Passi ed effetti nuovi per l’arpa Inventati, spiegati ed illustrati con tavole da Bochsa (Milano, Ricordi, 1842).
Fra gli effetti descritti nel metodo sono assolutamente da citare i glissati di suoni armonici, le scale cromatiche ottenute senza muovere i pedali, i glissati di pedale; non è esagerato affermare che alcuni di questi effetti anticipano sonorità novecentesche e probabilmente un loro recupero consentirebbe al giorno d’oggi di aprire (o riaprire?) un campo molto interessante di indagine per i compositori. Le nuove tecniche descritte da Bochsa ebbero un successo modestissimo presso i contemporanei; in Italia V. M. Graziani pubblicò due pezzi contenenti gli effetti: una serie di variazioni sul tema del Carnevale di Venezia e un Gran Duo per due arpe. Anche Elias Parish Alvars pubblicò un Theme and Variations op. 29, la cui terza variazione contiene gli effetti con gli armonici e Th. Labarre li citò di sfuggita nel suo celebre metodo per arpa. Non sono noti al momento, altri autori che abbiano recepito la lezione di Bochsa, il quale peraltro, ha usato i suoi effetti con una certa moderazione e solo nelle sue composizioni posteriori la pubblicazione del metodo. Al giorno d’oggi di Bochsa si conoscono quasi esclusivamente gli studi per arpa che testimoniano la validità della sua opera di didatta, anche se la parte più creativa della sua produzione in realtà non è stata recepita come avrebbe potuto.
Edizioni moderne:
Le edizioni moderne delle opere di Bochsa sono pochissime. Oltre agli Studi (quelli adottati dai Conservatori) che sono pubblicati a Parigi da Leduc, si segnalano:
- Quatre fugues de Bach et de Haendel pour la Harpe (tratte dal Nouvelle Méthode, che contiene numerose trascrizioni), a cura di C. Michel, Paris, Billaudot, 1977;
- Notturno Concertante per arpa e flauto, a cura di A. Pasetti, Bologna, Ut Orpheus, 1998;
- Fantasia e Variazioni sul Duetto “Là ci darem la mano” dal Don Giovanni di Mozart per arpa, a cura di E. De Rossi, Bologna, Ut Orpheus, 1999;
- Les cloches bleues op. 164 per arpa, a cura di E. De Rossi, Bologna, Ut Orpheus, 2000;
- Fantasia sull’Aria “ Non so più cosa son, cosa faccio” da Le nozze di Figaro di Mozart per arpa, a cura di E. De Rossi, Bologna, Ut Orpheus, 2001.
Molte composizioni di R. C. N. Bochsa si possono trovare in edizione originale antica nelle biblioteche dei conservatori italiani.


Dall’8° numero di “Musica d’Arpa notizie” 2004