CD "Jewish memories" - di Paola Devoti

CD "Jewish memories" - di Paola Devoti

 

Il CD è composto da 11 brani, alcuni dei quali scritti da musicisti contemporanei composti appositamente per questo progetto, altri frutto di elaborazione personale di basi tematiche esistenti. Eccetto uno, sono tutti brani inediti. Alcuni di questi brani  hanno tratto ispirazione da cellule melodiche ebraiche dei primi anni del Novecento.

Ancora una volta, il linguaggio musicale documenta la storia di una identità ricercata, stigmatizzata, desiderata, negata, sognata, ma nella sostanza aperta, mobile, dinamica.  Su queste basi storiche e antropologiche ho perfezionato il mio progetto. Da ciò è derivata una selezione di brani Yiddish, il cui gergo era parlato da tutti. Vi si ritrovano: un canto di origine sefardita - proveniente da popolazioni ebraiche trasferitasi nella Penisola Iberica -, un canto di origine russa, un brano di ispirazione liturgica e, infine, un altro sul genere musicale Klezmer dell’Europa Orientale.

Si tratta di una ricerca in cui viene valorizzata tutta una serie di elementi che costituiscono il substrato millenario della musica ebraica (ritmo, melodia) distinguendola dall'architettura musicale occidentale degli ultimi 600 anni, pur utilizzandone le stesse tecniche espressive ma senza perderne l'attualità.

 

Paola Devoti

Tel. 3473846985

www.paoladevoti.com

 

 


 

“Jewish Memories”
Autori contemporanei, melodie liturgiche o popolari per arpa sola

 

Note sugli autori e i brani
Il mio cuore può prendere qualunque forma:
è un prato per gazzelle e un convento
per monaci cristiani. Un tempio per idoli,
e per la Ka’aba dei pellegrini, e per
le tavole della Torah, e per il libro del Corano.
Il mio cuore segue la religione d’amore:
qualunque sia la direzione dei cammelli
del mio amore, lì stanno la mia
religione e la mia fede…

(Ibn° Arabi di Mursia – 1165/1240)

 

 

Così era esaltata la perfetta armonia tra i popoli e così, queste melodie popolari e non, nate dal cuore e che colpiscono al cuore, si rivelano essere ancora straordinariamente attuali. Rivestite in chiave moderna, esse sono la voce della solidarietà, dell’amicizia, dell’amore, del gioco e dello scherzo, dell’ironia, della festa, della fatica, della solitudine, del rimpianto e della nostalgia, per la natura, per i bambini, per la famiglia; raccontano di lotte e speranze del popolo ebraico (ma che potrebbero essere riferite a qualsiasi popolo e a qualsiasi terra).

Le melodie originali sono qui affrontate in una versione strumentale senza testo mantenendo le cellule tematiche originali. È un mio personale progetto di composizione, arrangiamento e interpretazione. Questa musica nasce in chiave contemporanea, con armonie moderne, e con suoni d’oggi con uno strumento dalle molteplici sonorità come l’arpa (il kinnor, piccolo strumento a corde, era suonato da Re David).

 

Awakening (2010) - Howard J. Buss (1951)

Il brano è dedicato all’arpista Paola Devoti. È una composizione piena di sentimento fortemente influenzato dalla musica ebraica Klezmer. Il brano muove dalla mistica e contemplativa apertura fino ad un finale energico;. Il colore timbrico è aumentato all’inizio dall’uso del “rullare” delle dita sulla cassa e l’uso di  campanelle. L’apertura del brano è misteriosa e coglie il senso del risveglio da un sonno profondo. La parte centrale presenta una melodia affascinante in stile canzone folk israeliana; seguendo il passaggio “quasi cadenza”, la musica culmina in un eccitante finale Freilach.

Howard J.Buss è un acclamato compositore statunitense, colto e raffinato le cui composizioni sono eseguite in tutto il mondo, da famosi solisti e prestigiose orchestre, ed hanno ricevuto importanti Premi Internazionali. Le sue composizioni sono state incise da numerose e importanti etichette discografiche. Inoltre è il fondatore della Brixton Publications, e per questo grande promulgatore della Musica classica contemporanea.

 

Ikh hob dikh lib – Ti voglio bene (2010) – Paola Devoti (1965)

Fonti: “Storia della Musica Ebraica”, Abrham Zvi Idelsohn; “Le mie canzoni”, Mordehaj Gebirtig, ed. Giuntina.

Con una breve introduzione passionale, questo brano è ispirato ad una melodia d’amore. Il sentimento è qui affrontato in modo ironico, arrabbiato, frivolo ma anche sofferto e contrariato, secondo l’indicazione del testo originale scritto in lingua yiddish.

 

Freylekhs: frammenti di danze (2010) – Paola Devoti (1965)

Fonte: “Tutti mi chiamano Ziamele”, Claudio Canal, ed. Giuntina.

Freylekh, vuol dire “felice”, è una danza in cui i danzatori si tengono per mano o per le spalle e ballano in circolo. Il brano è caratterizzato da continui accelerando e variazioni di tempo dal moderato al molto allegro fino ad arrivare ad una parte lenta e ricca di atmosfera che sfocia in un finale in crescendo ma sempre contenuto nel carattere di tutto il brano.

 

“Alenu” Fantasia per arpa (2010) – Valentino Metti (1939)

"Alenu". Canto di lode conclusivo della liturgia ebraica senza il quale non si poteva terminare alcun servizio religioso.

Questa "fantasia per arpa" scritta per Paola Devoti, trae spunto da un'antica monodia sinagogale e, dopo un’introduzione che sarà ripresa come coda, espone monodicamente, quasi a voler ricreare la mistica calma atmosfera del tempio, il "tema liturgico" a cui fanno seguito una serie di episodi, quasi variazioni, nei quali la melodia originale non viene mai tralasciata.

Valentino Metti è diplomato in Organo e composizione organistica, Musica corale e Composizione. Didatta, è stato docente di Cultura musicale generale al Conservatorio G. Nicolini di Piacenza. Ha collaborato, come maestro del coro, con importanti teatri lirici di tradizione in Italia e all'estero.

La fonte del tema: “Musica Ebraica”, Edith Gerson-Kiwi in “La Musica” diretto da Guido M. Gatti, a cura di  Alberto Basso.

 

Canto sefarditico (2011) – Paola Devoti (1965)

Fonte: “Melodie di un esilio”, Liliana Treves Alcalay, ed. Giuntina.

Melodia di un celebre valzer in voga nel ’800 nella zona di Tetuan. Il ritmo di valzer è qui stravolto dall’introduzione di ritmi dispari nella prima parte, mentre nella seconda parte viene mantenuto inalterato il ritmo ternario dando maggior spazio alla linea melodica.

 

“Sognando”- A. Gentili (1873-1954)

Musicologo e compositore, a lui si deve il recupero e la conservazione di una quantità di documenti. Il manoscritto originale di questa fantasia per arpa di carattere romantico è depositato presso la Biblioteca del Conservatorio di Milano.

 

Niggun: canto senza parole (2010) – Paola Devoti (1965)

Fonte di questo brano è “Tutti mi chiamano Ziamele”, Claudio Canal, ed. Giuntina.

Melodia che canta da sola, senza parole, melodia allo stato puro! La soluzione era nei “niggunim” (plurale, “niggun” singolare, in yiddish “nign” probabilmente significa “cantare”) melodie il più delle volte solo strumentali.

Canti religiosi, di gioia, danze, l’arpa con la sua varietà timbrica è perfetta per esprimere la varietà delle emozioni sprigionate da queste melodie.

 

Tum Balalayka (2010)– Paola Devoti (1965)

Una trascinante canzone d’amore ebraica e, al tempo stesso, una musica tradizionale russa. La melodia è stata mantenuta fedele all’originale, con un’introduzione e un finale di totale invenzione della compositrice. È stata inizialmente pensata con l’aggiunta di una voce recitante con le parole dell’ultima parte del testo subito dopo l’introduzione, ciò per creare un’anticipazione verbale all’arrivo della melodia e una conseguente maggior attesa.

“Che cosa può crescere senza pioggia,
che cosa può bruciare senza fine,
quale nostalgia, quale desiderio è senza lacrime?

Stupido ragazzo, che cosa mi chiedi?
Una pietra può crescere senza pioggia,
l’amore può ardere senza fine,
un cuore può desiderare senza lacrime.

(“Tutti mi chiamano Ziamele”, Claudio Canal, ed. Giuntina).