L’arpa nella musica popolare italiana

A cura di Roberta Pestalozza

 

Ho l’arpa al collo, son viggianese;
tutta la terra è il mio paese.
Come la rondine che lascia il nido,
passo cantando di lido in lido:
e finchè in seno mi batte il cor
dirò canzoni d’armi e d’amor.

Così cantavano i suonatori girovaghi di Viggiano, paese della valle d’Agri in Basilicata, conosciuti in tutta Italia, ma anche in Europa e in America per le loro melodie. Era la musica popolare dei contadini, dei pastori basata sulla trasmissione orale dei repertori tradizionali composti generalmente di canzoni a serenata e tarantelle.
Per “musica popolare” si intende, nel mondo occidentale, la musica prodotta e fruita dal popolo con modalità e pratiche differenziate rispetto a quelle della “musica colta”. Si può parlare di musica popolare quando ogni esecuzione diviene unica ed irripetibile, poiché il suo stile non risulta legato alla personalità di un singolo compositore, ma alle caratteristiche, alle esigenze generali del tempo e del luogo ove si manifesta.
Un incontro decisivo per la mia formazione, che ha segnato fortemente le mie scelte musicali, è stato quello con Giovanna Marini. Con Giovanna ho avuto la fortuna di partecipare a molte cerimonie legate alla Pasqua nelle diverse confraternite della Sardegna, alla festa dei Maggianti nella Maremma Toscana, ai canti in albanese antico presenti in alcune zone del Pollino in Calabria.
Durante questi viaggi, ho capito l’importanza del rito e del suo rapporto con il canto. Si tratta di canto rituale, pertanto nella mente del cantore al proprio canto è sempre unita una funzione di tipo primario: ottenere una grazia, accompagnare il morto, scandire un lavoro ritmico, conciliare il sonno, far crescere dei frutti, accompagnare la sposa con l’addio ai suoi e alla sua casa.

Che meraviglia…..tutto ciò mi affascinava e mi avvicinava sempre più al canto, a quel canto e a quel cantare. Così ho cominciato ad associare a quelle voci il suono dell’arpa e cercando accompagnamenti ho iniziato ad arrangiare e ricostruire brani ripresi dal canto contadino. Durante questo periodo di ricerche e di ascolti di materiali registrati, ho scoperto l’arpa di Viaggiano. Il repertorio dei Viggianesi è molto vasto come ben ci ricorda Rosa Celeste nel suo scritto L’Arpa popolare viggianese nelle fonti documentarie; vi sono brani suonati “ad orecchio” che vanno da quelli più arcaici, tipici dei vecchi suonatori d’arpa di matrice tradizionale (tarantelle, pastorali natalizie, quadriglie, valzer, polke, mazurka, canzone a morto) a brani di romanze, di musica sinfonica e operistica, ed a canzoni napoletane.
L’arpa associata alla musica e al canto popolare, non è esclusivamente prerogativa dei girovaghi di Viaggiano, romantici sognatori, viaggiatori per necessità e per amore dell’umanità, ma troviamo straordinarie testimonianze anche nei paesi celtici e nel Sud America. La bellezza delle melodie, la vivacità dei ritmi di questi repertori vicini alla danza e al movimento regalano autentici momenti di emozione.
Non c’è solo l’arpa delle grandi orchestre o dei salotti sfarzosi, esiste anche un’arpa capace di avvicinarsi alla sensibilità popolare. E’ l’arpa che sceglie di ascoltare i racconti degli individui, le loro sofferenze, le loro gioie, la loro storia. E’ l’arpa che consola e che accompagna i nostri sogni e i nostri ideali.

Dal 5° numero di “Musica d’Arpa notizie” marzo 2003